Preferisco gli uomini ai cavolfiori

Mrs Dalloway

Preferisco gli uomini ai cavolfiori

Libro

Preferisco gli uomini ai cavolfiori

A cura di Esploratori Culturali Marta Bertani

Dieci classici per rileggere il nostro tempo: La Signora Dallowey

Dieci classici per rileggere il nostro tempo è un progetto, co-creato da Esploratori Culturali e Fondazione Pordenonelegge.it, dedicato a capolavori senza tempo e ad autori che sono diventati mostri sacri.

Un viaggio di scoperta e riscoperta lungo la storia della letteratura, attraverso opere che, seppur lontane nel tempo, ci parlano a volte meglio e di più di quelle che popolano la contemporaneità.

In questo quinto appuntamento, il curatore di Pordenonelegge Alberto Garlini ci parla di La Signora Dallowey, uno dei migliori romanzi di Virginia Woolf.

La storia racconta una giornata del giungo del 1923 vissuta da Clarissa Dalloway, una donna inglese dell’alta società che vive a Londra.

La tecnica letteraria che ha reso La Signora Dallowey un capolavoro è il monologo interiore e l’immagine della coscienza che ne risulta. Il monologo interiore, scritto nella forma dell’indiretto libero, non è fatto solo di parole (come invece i monologhi altrettanto celebri di Molly Bloom nell’Ulisse di Joyce) ma è fatto di immagini, di sensazioni e di sentimenti legati alle sensazioni.

Tutto questo lo si può percepire chiaramente già dall’incipit del romanzo: La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comperati lei. Lucy ne aveva fin che ne voleva, del lavoro. C’era da levare le porte dai cardini; e per questo dovevano venire gli uomini di Rumplemayer. “E che mattinata!” pensava Clarissa Dalloway “fresca, pare fatta apposta per dei bimbi su una spiaggia.” Che voglia matta di saltare! Così ella s’era sentita a Bourton: quando, col lieve cigolar di cardini che ancora le pareva di sentire, aveva spalancato le porte-finestre e s’era tuffata nell’aria aperta. Ma quanto più fresca e calma, e anche più silenziosa di questa era quell’altra aria, di buon mattino; come il palpito di un’onda; il bacio di un’onda; gelida e pungente eppure (per la fanciulla di diciott’anni ch’ella era allora) solenne: là alla finestra aperta, ella provava infatti un presagio di qualcosa di terribile ch’era lì lì per accadere; e guardava ai fiori, agli alberi ove s’annidavano spire di fumo, alle cornacchie che si libravano alte, e ricadevano; e rimaneva trasognata, fino a che udiva la voce di Peter Walsh: “Fate la poetica in mezzo ai cavoli?” – così aveva detto? – oppure: “Preferisco gli uomini ai cavolfiori” – aveva detto così? Doveva averlo detto una certa mattina a colazione, quando lei era uscita sul terrazzo…

Sono righe ricche di immagini, attraversate dalla vita, dalla gioia, dal pericolo, dalla bellezza, dalla paura, dalla gioventù. È un grande spettacolo effervescente che si svolge davanti ai nostri occhi di lettore.

Nel video che segue Alberto Garlini, attraverso alcune parole chiave, ci spiega perché La Signora Dallowey sembra essere un romanzo fatto a immagine del funzionamento della coscienza.

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